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IL
BOSFORO |
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"Aveva
galoppato sulla riva giorni interi, era andato su e giù per il
Bosforo studiando l’inclinazione del terreno e osservando le
correnti. Alla fine aveva trovato il luogo più appropriato. La
fortezza doveva essere costruita a fianco della collina, dove si
trovavano le rovine del monastero dell’arcangelo Michele, proprio di
fronte alla Fortezza Bianca costruita dal suo antenato Bayezid la
Folgore. Lì il terreno, abbassandosi a strapiombo verso il mare,
formava un promontorio di fronte alla sponda asiatica e in quella
traiettoria le acque scorrevano rapide.
"E fu così che in quattro mesi, tra sangue e sudore, con canti e
preghiere, la fortezza venne terminata. Sotto la sorveglianza del
Grande Signore, Mehmet figlio di Murat Khan, venne portata a
compimento nel settimo mese dell’anno 865 dell’Egira. E allora su di
una pietra venne inciso:
Il Khan battezzandola con il nome di Bogazkezen con il sigillo marcò
la storia di Istanbul." |
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In
questi due passaggi del libro "Il Romanzo del Conquistatore" di
Nedim Gursel si fa riferimento all’Anadolu Hisari sulla sponda
asiatica del Bosforo là dove – con un po’ di confusione - si dà a
Maometto II l’idea di costruire la fortezza che invece era stata
fatta innalzare da Beyazit I. In realtà nel 1452 il Conquistatore
non fece altro che rinforzarne le difese. Fatto sta che la caduta di
Costantinopoli si deve proprio all’Anadolu Hisari giacché nessuna
nave occidentale potette più attraversare lo stretto. Le ampie
fessure che si aprivano alla base della muraglia esterna, provvista
di torrioni dal lato del Bosforo, permettevano infatti ai cannoni di
mantenere il controllo delle acque. |
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Della
fortezza, oggi, non restano che le torri che volendo si possono
visitare. Che non è proprio indispensabile. Semmai è più
interessante farsi le due rive del Bosforo andando con un battello
da una sponda all’altra con partenza da Besiktas fino al villaggio
Anadolu Kavagi. Basterà acquistare un biglietto, confondersi con i
turisti, sedersi su una panchetta e scoprire un’altra dimensione di
Istanbul. Prima tappa, dopo aver superato il palazzo Ciragan
(attualmente l’hotel più lussuoso della città), sarà Ortakoy con la
sua bella Moschea. Appena passati sotto il grande ponte (fu
inaugurato il 29 ottobre 1973), altra sosta (riva asiatica) è
Beylerbeyi che può vantare uno dei palazzi ottomani più belli. Da
qui si ritorna sulla riva europea a Bebek. |
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Da
Bebek di nuovo in Asia, a Kandilli l’antica Perriron dove si trova
il piccolo palazzo di Goksu grazioso edificio rococò costruito nel
1856 da Abdulmecit. Da Kandilli - dopo essere passati sotto il
secondo ponte (Buyuk Gok Su) - il battello dirige verso Emirgan
conosciuta un tempo come Kyparodes. Quindi, sempre da questo lato,
si oltrepassano Istinye e Yenikoy (antica Neapolis) per tornare
infine sulla sponda asiatica a Beykoz. Da Beykos si punta verso
Sariyer, ma non priva di avere attraversato Tarabya (riva europea).
La baia fu in varie occasioni teatro di scontri tra la flotta
veneziana e quella genovese, all’epoca in cui le città marinare si
disputavano l’egemonia dei commerci del Mare Egeo e del Mar Nero.
Ultima tappa, a 24 km dal centro di Istanbul, è l’Anadolu Kavagi
dominato dalle rovine del castello omonimo, fortezza medioevale di
cui restano le 4 sette torri massicce della cinta muraria. Era stato
fatto edificare dai bizantini, restaurato prima dai genovesi ed
infine dagli ottomani. |
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A
nord del castello si trovano altre due fortezze, erette dal sultano
Murat IV che però non si possono visitare in quanto zone miliari.
Dall’alto dell’Anadolu Kavaci la vista è stupenda perché a perdita
d’occhio si vede da una parte il Bosforo e dall’altra quasi l’inizio
del Mar Nero. La bellezza di questa attraversata che impiega, tra
andata e ritorno, una giornata piena, è data soprattutto dal fatto
che si possono ammirare le yali, case che stanno al pelo dell’acqua
e che sono costruite in legno. "Le più antiche – come riporta
<ClupGuide> - risalgono al XVII secolo, hanno facciate scure con
grandi balconi e finestre decorate in legno finemente cesellato. Ce
ne sono di modeste e grandiose, le une a fianco delle altre in una
alternanza di giardini, passerelle, darsene, attracchi, inondate di
piante rampicanti, a ridosso di colline un tempo ricercate per la
quiete e il piacere della vita di campagna". |
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La
dolcezza del passaggio è tale e così portata all’eccesso che si può
essere presi alle volte da una sorta di stordimento. "Forse iniziate
a provare anche voi (testo di ClupGuide) <quel senso di sazietà che
ad un certo punto del Bosforo – con le parole di De Amicis – provan
tutti? Stanca quella successione interminabile di linee molli e di
colori ridenti. E’ una monotonia di gentilezza e di grazia in cui
tutto il pensiero si addormenta. Si vorrebbe veder scorgere tutt’a
un tratto sopra una di quelle rive una roccia smisurata e deformata
o stendersi un lunghissimo tratto di spiaggia deserta e triste,
sparsa degli avanzi di un naufragio>".
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