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MOSCHEA DI
SULEYMANIYE |

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La
moschea di Solimano è una delle più famose, la più vasta, la più
alta, il più bell’edificio islamico costruito tra il 1550 e il 1557
dall’architetto Sinan che riconobbe in questo complesso la prima
opera della sua maturità. Il terreno, sul sesto colle della città,
declina rapidamente verso il Corno d’Oro, perciò furono necessarie
vaste fondazioni di pietra. Gli scalpellini erano tutti originari
dall’Armenia, all’epoca i migliori del mondo.
Sinan:
Il più grande degli architetti ottomani, quasi contemporaneo di
Michelangelo, Sinan nacque nel 1491 a Karaman da famiglia forse
greca e certamente non musulmana. Addestrato nel corpo dei
Giannizzeri e combattente in Austria, Baghdad, Corfù e Puglia, nel
1538 fu nominato dal sultano Suleiman architetto della Dimora della
Felicità. Da allora, per cinquant’anni, progetto un numero infinito
di edifici, molti dei quali ancora esistenti.
Visto
dal Corno d’Oro, l’edificio dà un’impressione di grande
monumentalità. L’esterno corrisponde esattamente alle divisioni
spaziali interne e all’insieme dei contrafforti, archi e volte
necessari a produrle. Nei grandi timpani a est e a ovest è evidente
l’influenza di Santa Sofia; ma, anche senza le aggiunte posteriori,
Santa Sofia non esprimeva così chiaramente all’esterno la
complessità, molto maggiore, delle sue divisioni interne. |
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Coi
numerosi edifici che formano la moschea di Solimano (cucine per i
poveri, bagni, scuole di teologia, biblioteche...) è un vero e
proprio quartiere. Svettano al cielo i quattro minareti e
tutt’intorno corrono dieci gallerie e questi due numeri (4 e 10)
vogliono forse ricordare che Solimano il Magnifico è stato il decimo
sultano, e il quarto residente a Istanbul.
Nell’atrio
si ammirano 24 colonne di marmo bianco e granito rosa, che
sorreggono 28 cupole e una fonte di purificazione a forma quadrata,
nella quale i fedeli, prima di varcare la soglia della moschea
devono lavarsi accuratamente mani, viso, denti, estremità inferiori.
L’interno
della moschea di Solimano è un immenso salone rettangolare (m 57 x
60), col pavimento letteralmente ricoperto di tappeti in doppio
strato (sotto quelli antichi, sopra altri di fabbricazione più
recente). Lo sguardo corre subito alla possente cupola alta 53
metri, ridiscende alle gallerie riservate alle personalità, risale
alle cupole minori, si sofferma sulle quattro antiche colonne di
porfido alte nove metri ricavate da un unico blocco che separano la
navata centrale da quelle laterali. |
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Una
scala conduce al pulpito del khatib che dirige la preghiera del
venerdì e che si guarderà bene dal salire fino all’ultimo gradino
riservato al Profeta. La nicchia per il Sultano è di marmo bianco
come il pulpito e sopra la nicchia stupende finestre decorate. La
luce che filtra dalle 136 finestre illumina il marmo, il porfido e
le preziose maioliche di questo tempio estremamente armonioso.
Appeso, si distende a ruota un gigantesco lampadario formato da centinaia
di scodelline di vetro che un tempo venivano riempite di olio e
acqua. Le fiammelle però producevano un gran fumo, perciò
l’ingegnoso architetto escogitò un sistema per convogliarlo in un
punto preciso dove poteva venir raccolto e trasformato in inchiostro
a uso dei calligrafi. Uno di questi, abilissimo, fu il celebre Hasan
Karahisari.
La
moschea di Solimano ha interessato fino ai nostri giorni matematici
e ingegneri, perché è difficile stenderne con esattezza un rilievo.
Ma i numeri che si conoscono danno l’idea dello studio, forse
magico, di Sinan: la cupola raggiunge l’altezza di 53 m dal suolo e
ha un diametro di 26,50 m, perciò lo spazio centrale è un cubo
sormontato da una mezza sfera, nella proporzione 2:3. Inoltre,
l’area totale interna è un quadrato di quasi 53 m, diviso in sedici
parti, di cui quattro formano il quadrato centrale. E tutti i
supporti sporgono all’indietro da questo quadrato, dando vivacità
agli spazi subordinati. |
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Dietro
la moschea si trova un cimitero con i mausolei (türbe) del sultano
Solimano e della sua favorita Rosellana. La türbe del sultano è una
costruzione ottagonale, probabilmente anch’essa opera di Sinan,
circondata da un colonnato con maioliche e finestre multicolori. La
cupola è sostenuta da otto colonne di porfido ed è ornata a
profusione di smeraldi e cristalli di rocca.
Accanto
alla moschea, Solimano fece erigere un quartiere del quale
sopravvivono ancora 525 case di legno. |
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Alla
morte di Solimano I il Magnifico (1566) l’impero ottomano aveva
raggiunto l’apogeo, ma i successori non riuscirono a mantenere la
pace. Le battaglie contro i Veneziani e gli Spagnoli, le guerre
fratricide e l’aumentata influenza dei visir e delle loro guardie
del corpo, i Giannizzeri (soldati formati originariamente da giovani
cristiani rieducati alla religione musulmana e famosi per la loro
ferrea disciplina che diventarono un elemento di disordine),
crearono un clima di incertezza e decadenza. La costruzione di
moschee continuò ma nessuna raggiunse la perfezione delle
precedenti. Anche la moschea Blu (o Azzurra), da noi così apprezzata
e simbolo di Istanbul, deve la sua fama non tanto all’architettura e
alla preziosità dei suoi elementi, quanto al fatto di essere stata
per secoli il punto di partenza dei viaggi diretti alla Mecca, a
buon diritto visto che al suo interno è conservato un frammento
della pietra nera della Kaaba. |
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