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PALAZZO DI YILDIZ |
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Chissà
se poi è tutta leggenda o magari c’è un pizzico di verità in quel
che si afferma a proposito della fuga dell’ultimo sultano
dell’Impero Ottomano dal palazzo di Yildiz. Ma, vera o non vera, a
noi certe storie piacciono e non si vede proprio il motivo per il
quale non si debba credere alla leggenda secondo cui nella notte in
cui Mehmet VI abbandonava di nascosto la Corte – accompagnato dal
suo gran ciambellano, due segretari, il medico, il capobanda, il
valletto, il barbiere, due eunuchi, nonché da casse piene di oro e
di gioielli – si scatenò un violento temporale con lampi e tuoni.
Sarebbe stata – si dice - l’ombra di Dio a tremare, per mascherare
il chiasso che veniva fatto da tutto quel codazzo di cortigiani,
costretti a scendere da una autoambulanza della Croce Rossa Inglese
nella quale si erano rifugiati per sfuggire al controllo dei soldati
di Kemal Ataturk, per una gomma a terra. Insomma, per coprire la
fuga. Poi tutto si risolse ed il corteo, sultano in testa, si
sarebbe poi imbarcato a bordo della nave <Malaya> nel cantiere di
Tophane. Quanto appena detto ci fa gioco per uno spunto sul parco
che si trova tra il quartiere di Nisantasi e quello di Ortakoy,
appena sopra il palazzo di Ciragan. Ci si può arrivare da Besiktas
prendendo la Barbados Bulvari, svoltando ad un certo punto a destra
appena oltrepassato il Conrad Hilton Hotel. In origine il parco di
Yildiz era nato come riserva di Ciragan ma poi il Sultano Abdul
Hamid II volle anche lui il bel palazzo e niente si prestava meglio
di quel enorme spazio verde. Abdul era un giovane timido, timoroso,
preda di paure irragionevoli, che viveva nel timore di un complotto
o di un attentato; e che pure amava il mistero ed i romanzi
polizieschi che si faceva tradurre fino a notte tarda.
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Tra
tutti, prediligeva quelli di Conan Doyle tanto che gli farà avere
una delle più alte onorificenze del mistero. Yildiz era l’ambiente
ideale per lui. Il Sultano fece abbellire il parco, con piante
esotiche e fiori rari, tracciare sentieri curati ed installare un
impianto di illuminazione elettrica. Tutto questo si può ammirare
nel corso di una accurata visita passando lento pede – come
dicevano i latini - dal <Cadir Kosku>, elegante padiglione fatto
erigere tra ul 1865 e il 1870, al <Kis Bahaçesi> (giardino di
inverno), dallo <Yesil Sera> (vivaio verde) al <Malta Kosku>
(padiglione di Malta), dal <Merasim Kosku> (padiglione delle
cerimonia) all’<Istanbul Sehir Musei> (il museo della città di
Istanbul), dalla <Yildiz Porselen Fabrikasu> (fabbrica di porcellane
di Yildiz) al <Sale Kosku> o padiglione <chalet>. Questa è la tipica
case degli ospiti, fatta erigere da Abdul Hamid II nel 1882 in
occasione della visita del Kaiser Guglielmo II di Germania. Formato
da 64 stanze, divenne – una volta ripartito l’imperatore tedesco –
la dimora del sultano. Fino al 1909, data che coincide con la
deposizione di Abdul, costretto a salire a bordo di un treno che lo
avrebbe condotto nella città ottomana di Salonika (oggi la greca
Salonicco) dove sarebbe stato costretto a vivere agli arresti
domiciliari. L’attrazione del lussuoso arredamento è un tappeto di
Hereke - del peso di sette tonnellate e mezzo, lungo 24 mt e largo
13, lavorato in un pezzo unico - che fu realizzato appositamente per
l’enorme sala principale del selamlik (la parte della casa che era
riservata ai ricevimenti). Ne rimasero colpiti, durante una loro
visita, Charles de Gaulle, Papa Paolo VI e l’imperatrice Soraya. |

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